Contrattualistica

Prestito tra familiari via bonifico: cosa scrivere nella causale

Prestare denaro a un figlio, al coniuge o a un convivente è prassi comune. Ma se la somma transita via bonifico senza una causale chiara, il rischio è duplice: che l'erario la consideri una donazione e che, in caso di conflitto familiare, manchi la prova della restituzione dovuta. Vediamo come tutelarsi con poche righe scritte bene.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·19 giugno 2026 ·4 min

Perché la causale conta

Un bonifico tra familiari, di per sé, non dice nulla sulla natura dell'operazione. Può essere un regalo, un aiuto a fondo perduto oppure un prestito da restituire. La differenza non è solo affettiva: ha conseguenze fiscali e patrimoniali rilevanti.

Se la somma viene qualificata come donazione, può rientrare nel calcolo della quota di legittima alla morte del donante, con possibili azioni di riduzione da parte degli altri eredi. Se invece è un prestito, va restituita e non incide sull'asse ereditario. La causale del bonifico è il primo indizio che orienta questa qualificazione.

Inquadramento normativo

Il prestito di denaro tra privati è disciplinato dal contratto di mutuo, regolato dall'art. 1813 e seguenti del codice civile. In particolare, l'art. 1815 cod. civ. stabilisce che, salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per questo, nei prestiti familiari, è opportuno qualificare espressamente il prestito come *infruttifero*, cioè senza interessi: in assenza di precisazione, l'erario potrebbe presumere un rendimento e contestare un'imposizione sugli interessi non dichiarati.

La giurisprudenza di Cassazione, nelle pronunce più recenti (2024-2025), ha ribadito un principio semplice: chi afferma l'esistenza di un prestito deve provarlo. La causale del bonifico è un elemento utile ma non decisivo; la prova più solida resta una scrittura privata sottoscritta da entrambe le parti, con data certa.

Cosa cambia per chi presta o riceve

Il tema riguarda coniugi, conviventi, genitori e figli. Per chi presta, una causale generica come "aiuto" o "regalo" può precludere la possibilità di chiedere indietro la somma o di farla escludere dall'eredità. Per chi riceve, una causale ambigua può esporre a una richiesta di restituzione inattesa, magari a distanza di anni.

Il punto critico arriva quasi sempre dopo: una separazione, una successione, un controllo fiscale. In quel momento il bonifico va interpretato, e si interpreta con i documenti disponibili. Meno ambiguità si lascia all'inizio, meno contenzioso si genera dopo.

La causale da utilizzare

La formula da indicare nel bonifico deve essere chiara e completa. Un esempio adeguato:

> "Prestito infruttifero con obbligo di restituzione - rif. scrittura privata del [data]".

Questa dicitura assolve tre funzioni: qualifica l'operazione come prestito e non come donazione; esclude gli interessi, evitando contestazioni fiscali; rinvia a un documento esterno che dettaglia importi, tempi e modalità di rientro.

La causale, da sola, ha spazio limitato e non può contenere tutte le condizioni. Per questo va abbinata a un accordo scritto.

Il ruolo della scrittura privata

La scrittura privata è il documento che regge l'intera operazione. Deve indicare le parti, l'importo, la natura infruttifera del prestito, il piano di restituzione (in un'unica soluzione o a rate) e la data. La firma di entrambe le parti è essenziale.

Per rendere la data opponibile ai terzi - utile soprattutto in caso di successione o contestazioni fiscali - consigliamo di attribuire data certa al documento, ad esempio tramite registrazione presso l'Agenzia delle Entrate o invio tramite posta elettronica certificata.

Cosa fare in concreto

Un'operazione tra familiari resta tale anche con queste cautele: non le rende meno fiduciarie, ma le rende verificabili. Ed è proprio la verificabilità a prevenire i conflitti.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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