Lavoro

Recupero assegno sociale INPS: quando i redditi del coniuge non escludono la buona fede

Il Tribunale di Aversa affronta un problema ricorrente: l'INPS può chiedere indietro l'assegno sociale erogato in eccesso quando il limite reddituale è stato superato per prestazioni del coniuge riconosciute solo in un momento successivo? La risposta, secondo questa lettura, valorizza l'assenza di dolo e la buona fede del beneficiario, con effetti concreti sulla difesa.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·3 agosto 2026 ·4 min

Il caso e la pronuncia

Un beneficiario di assegno sociale si vede richiedere dall'INPS la restituzione di somme percepite in eccesso. Il motivo: il superamento del limite di reddito personale e coniugale, dovuto a prestazioni assistenziali riconosciute al coniuge in via giudiziale, quindi con effetto retroattivo su annualità già liquidate.

Secondo la decisione del Tribunale di Aversa (sez. lavoro, gennaio 2026; gli estremi completi della sentenza – numero e data di deposito – sono da verificare presso la cancelleria, non risultando pubblicati per esteso), l'Istituto non può recuperare quelle somme. La ragione è che il superamento del limite non deriva da una condotta fraudolenta del beneficiario, ma da redditi del coniuge non conoscibili al momento della dichiarazione, perché accertati solo in seguito da un giudice.

Inquadramento normativo

L'assegno sociale è istituito dall'art. 3, comma 6, della legge n. 335/1995, che ha sostituito la vecchia pensione sociale. Si tratta di una prestazione assistenziale, subordinata a limiti di reddito: il comma 6 fissa il principio, mentre i tetti reddituali e le regole di computo – inclusa la rilevanza del reddito del coniuge per i soggetti coniugati – sono definiti anche dalla normativa attuativa e dagli atti INPS che ne aggiornano gli importi. Il perimetro esatto va quindi ricostruito integrando la norma istitutiva con la disciplina di dettaglio.

Sul versante della restituzione, il riferimento naturale è l'art. 2033 del codice civile, che disciplina l'indebito oggettivo: chi ha ricevuto un pagamento non dovuto deve restituirlo. Ma in materia previdenziale e assistenziale opera un principio più favorevole al percettore: la giurisprudenza consolidata riconosce, a determinate condizioni, l'irripetibilità delle prestazioni erogate in buona fede, quando l'errore non è imputabile al beneficiario e la somma è stata percepita e consumata in affidamento sulla sua spettanza. È questa disciplina speciale, e non solo l'art. 2033 c.c., a fondare la tutela di chi ha agito correttamente.

L'elemento soggettivo: dolo, colpa e buona fede

Il nodo è l'elemento soggettivo. Un conto è il superamento fraudolento: il beneficiario conosce i redditi che fanno decadere il diritto e li tace. Altro è il superamento da redditi non conoscibili: le prestazioni del coniuge vengono riconosciute in giudizio dopo la dichiarazione, e non potevano essere indicate perché a quel tempo non esistevano come reddito certo.

Nel primo caso la ripetizione è pienamente legittima. Nel secondo, l'assenza di dolo e la buona fede diventano l'argomento difensivo decisivo: il beneficiario non ha nascosto nulla e non poteva prevedere l'esito del contenzioso del coniuge. È su questa distinzione che si gioca la difesa nel recupero dell'assegno sociale da parte dell'INPS.

Implicazioni pratiche

Per chi percepisce l'assegno sociale, la pronuncia offre un appiglio concreto contro le richieste di restituzione fondate su redditi sopravvenuti. Non ogni superamento del limite legittima automaticamente il recupero: occorre verificare *quando* e *come* quei redditi sono divenuti conoscibili.

È però una tutela condizionata. Non copre le omissioni, i redditi già noti al momento della dichiarazione, né la mancata comunicazione di variazioni che il beneficiario era in grado di segnalare. La buona fede va provata, non presunta.

Cosa fare in concreto

  1. Conserva tutta la documentazione reddituale tua e del coniuge, comprese le sentenze e i provvedimenti che riconoscono prestazioni con effetto retroattivo.
  2. Verifica la tempistica: ricostruisci quando i redditi del coniuge sono diventati certi ed esigibili, rispetto alle dichiarazioni già rese all'INPS.
  3. Non ignorare la richiesta di recupero: i termini per contestarla sono stringenti e il silenzio rende definitiva la pretesa.
  4. Documenta la buona fede: raccogli ogni elemento che dimostri l'impossibilità di conoscere quei redditi al momento della dichiarazione.
  5. Fai valutare la posizione a un professionista prima di aderire a piani di restituzione, per verificare se ricorrono i presupposti dell'irripetibilità.

Un principio da leggere con misura

La decisione conferma una linea equilibrata: l'assistenza pubblica va restituita quando è stata ottenuta indebitamente, ma non quando l'errore non dipende dal cittadino. È una tutela mirata, non un salvacondotto: consigliamo di trattare ogni richiesta di recupero come un procedimento da esaminare nel merito, senza automatismi in nessuna delle due direzioni.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners – Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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