Lavoro

Redditi da social: obblighi fiscali e contributivi per creator e influencer

L'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza incrociano dati internazionali per intercettare i redditi prodotti sui social. Grazie alla direttiva DAC7 le piattaforme comunicano i compensi degli iscritti. Per creator e influencer scatta l'obbligo di dichiarare i guadagni e, in molti casi, di versare i contributi previdenziali. Vediamo cosa cambia e come muoversi.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·8 giugno 2026 ·4 min

Il contesto: i social diventano un'attività economica

Monetizzare contenuti online non è più un fenomeno marginale. Sponsorizzazioni, affiliazioni, programmi di partnership delle piattaforme e vendita diretta generano compensi che, in molti casi, configurano una vera attività di lavoro autonomo o d'impresa.

Il problema non nasce dalla tassazione in sé, ma dalla convinzione diffusa che questi introiti restino invisibili. Oggi non è più così.

Inquadramento normativo

La direttiva europea DAC7 (recepita in Italia con il D.Lgs. 32/2023) impone alle piattaforme digitali di comunicare alle autorità fiscali i dati identificativi e i compensi corrisposti agli utenti che vendono beni o prestano servizi online. Le informazioni vengono scambiate tra gli Stati membri, così che l'Agenzia delle Entrate riceve dati anche da piattaforme con sede estera.

In pratica, i compensi accreditati da social network, marketplace e programmi di affiliazione confluiscono in un flusso informativo che il Fisco può incrociare con le dichiarazioni presentate. Una discrepanza tra quanto percepito e quanto dichiarato espone ad accertamento.

Sul versante previdenziale, la Circolare INPS n. 44/2025 ha chiarito il trattamento contributivo dei redditi da attività di creator e influencer. Quando l'attività è abituale e non occasionale, sorge l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995) o, in presenza dei requisiti, alla gestione commercianti. Il versamento dei contributi diventa quindi obbligatorio, non facoltativo.

Cosa cambia per chi produce reddito online

La distinzione chiave è tra attività occasionale e attività abituale.

L'attività occasionale genera redditi diversi (art. 67 TUIR), da indicare in dichiarazione ma senza obbligo di partita IVA. L'attività abituale e continuativa, invece, richiede l'apertura della partita IVA, l'eventuale iscrizione alla Camera di Commercio e il versamento dei contributi previdenziali.

Non esiste una soglia automatica di compenso che separa i due casi: contano la regolarità, l'organizzazione e la stabilità dei guadagni. Anche i compensi in natura — prodotti ricevuti in cambio di contenuti — possono avere rilevanza fiscale in base al loro valore di mercato.

Chi ha percepito redditi negli anni passati senza dichiararli deve considerare che i dati possono essere già nella disponibilità dell'Amministrazione. L'omessa dichiarazione comporta il recupero delle imposte, l'applicazione di sanzioni e interessi, oltre al recupero dei contributi non versati.

Il regime sanzionatorio

L'omessa o infedele dichiarazione attiva le sanzioni amministrative tributarie previste dal D.Lgs. 471/1997. Sul piano contributivo, il mancato versamento genera sanzioni civili e interessi. Nei casi più rilevanti, il superamento delle soglie penali può integrare il reato di dichiarazione infedele o omessa (D.Lgs. 74/2000).

Uno strumento utile per chi vuole regolarizzare spontaneamente è il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997), che consente di sanare la posizione con sanzioni ridotte prima della formale contestazione.

Cosa fare in concreto

  1. Verifica la natura della tua attività. Stabilisci se i guadagni online sono occasionali o abituali: da questa qualificazione dipendono partita IVA e obblighi contributivi.
  1. Ricostruisci tutti i compensi percepiti, inclusi quelli in natura e quelli accreditati da piattaforme estere. Conserva estratti conto, contratti di sponsorizzazione e report delle piattaforme.
  1. Regolarizza le annualità pregresse con il ravvedimento operoso, dove possibile, prima di ricevere comunicazioni dall'Agenzia delle Entrate.
  1. Inquadra correttamente la posizione previdenziale alla luce della Circolare INPS 44/2025, valutando l'iscrizione alla gestione corretta.
  1. Consulta un professionista prima di rispondere a richieste di chiarimenti o avvisi: una risposta affrettata può pregiudicare la difesa.

La trasparenza dei flussi informativi tra piattaforme e autorità fiscali è ormai un dato strutturale. Affrontare per tempo la qualificazione del reddito e degli obblighi contributivi riduce sensibilmente il rischio di contestazioni.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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