Residenza del figlio: chi decide quando i genitori non trovano l'accordo
Quando i genitori non riescono ad accordarsi sul luogo in cui il figlio deve vivere, la decisione non spetta al più insistente né a chi lo tiene con sé di fatto. Interviene il Tribunale, chiamato a scegliere nell'interesse del minore. La riforma Cartabia del 2022 ha ridisegnato la competenza e semplificato il procedimento: vediamo cosa cambia in concreto.
Il punto della questione
La residenza del figlio è una delle scelte più rilevanti per la vita del minore. Incide sulla scuola, sui rapporti con l'altro genitore, sulla rete di relazioni. Proprio per questo è materia di responsabilità genitoriale condivisa: nessuno dei due genitori può decidere unilateralmente.
Quando l'accordo manca, il conflitto si risolve davanti al giudice. Non conta chi ha la disponibilità materiale del figlio in quel momento; conta ciò che il Tribunale ritiene corrispondere all'interesse del minore.
Inquadramento normativo
Il principio di riferimento è l'articolo 316 del codice civile: la responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori di comune accordo. In caso di contrasto su questioni di particolare importanza — e la residenza lo è — ciascun genitore può rivolgersi al giudice, che indica le determinazioni ritenute più utili per il figlio.
La riforma Cartabia (D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149, in vigore per i procedimenti dal 28 febbraio 2023) ha ridisegnato la geografia processuale. L'articolo 38 delle disposizioni di attuazione del codice civile e il nuovo articolo 473-bis e seguenti del codice di procedura civile hanno concentrato la competenza sulle questioni relative ai minori. In particolare, il rito unico in materia di persone, minorenni e famiglie — che ruota attorno all'articolo 473-ter c.p.c. — regola il ricorso per le controversie sull'esercizio della responsabilità genitoriale.
In sostanza: il genitore che non condivide la scelta sulla residenza presenta ricorso al Tribunale ordinario competente, che decide dopo aver sentito le parti e, quando opportuno, il minore stesso.
Cosa significa "interesse del minore"
È il criterio-guida di ogni decisione. Il giudice non premia il genitore più determinato né quello economicamente più forte. Valuta elementi concreti: la continuità scolastica e affettiva, la stabilità dell'ambiente, la possibilità di mantenere rapporti equilibrati con entrambi i genitori, l'età e — se il minore ha almeno dodici anni, o è comunque capace di discernimento — la sua opinione.
L'ascolto del minore, va precisato, non è un "voto": il figlio non sceglie con chi stare. Il giudice raccoglie il suo punto di vista e lo pondera insieme agli altri fattori.
Implicazioni pratiche
Per il genitore che si trova in questa situazione, alcuni punti meritano attenzione.
Spostare la residenza del figlio senza il consenso dell'altro genitore, o senza autorizzazione del giudice, è un comportamento che può essere valutato negativamente in sede giudiziale e, in casi limite, avere risvolti penali (ad esempio sottrazione di minore).
La pendenza di una separazione o di un divorzio non sospende il problema: la residenza va comunque regolata, spesso all'interno dello stesso procedimento.
Infine, la decisione del giudice non è immutabile. Se cambiano le circostanze — un trasferimento di lavoro, un mutamento delle esigenze del figlio — è possibile chiedere una modifica dei provvedimenti.
Cosa fare in concreto
- Documentate ogni tentativo di accordo. Scambi scritti, proposte, risposte: dimostrano disponibilità al dialogo e pesano davanti al giudice.
- Non spostate unilateralmente il figlio. In assenza di consenso o di provvedimento, mantenete lo status quo fino alla decisione.
- Valutate la mediazione familiare. Un accordo raggiunto fuori dall'aula è spesso più stabile e meno oneroso di una decisione imposta.
- Raccogliete elementi sull'interesse del minore. Situazione scolastica, sanitaria, relazionale: sono i dati su cui il Tribunale fonda la scelta.
- Se il conflitto è insanabile, agite tempestivamente con ricorso al Tribunale competente, senza lasciare che la situazione si consolidi di fatto.
Affrontare per tempo la questione, con un'istruttoria ben costruita, riduce l'incertezza e tutela in primo luogo il figlio.
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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*
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