Lavoro

Retribuzione feriale: quali indennità vanno incluse

Le indennità collegate in modo stabile alla prestazione lavorativa entrano nel calcolo della retribuzione dovuta durante le ferie. È un principio consolidato dalla giurisprudenza europea e di legittimità, che incide su cedolini, arretrati e TFR. Restano però profili controversi, come la natura di alcune voci accessorie. Vediamo cosa considerare.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·6 agosto 2026 ·4 min

Il principio di fondo

La retribuzione durante le ferie non può ridursi alla sola paga base. Chi va in ferie deve percepire un trattamento economico equiparabile a quello dei periodi lavorati. Diversamente, il lavoratore sarebbe disincentivato a fruire del riposo, con effetto contrario alla funzione delle ferie stesse.

Questo orientamento è ormai stabile nella giurisprudenza europea e di legittimità. Alcuni accordi collettivi che escludevano determinate indennità dal calcolo della retribuzione feriale sono stati ritenuti in contrasto con il diritto dell'Unione.

Inquadramento normativo

Il riferimento centrale è l'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE, che sancisce il diritto a ferie annuali retribuite. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha chiarito la portata di questa retribuzione in più pronunce:

Il criterio guida è quindi la natura della voce: se l'emolumento è intrinsecamente e stabilmente collegato alle mansioni, entra nel computo; se è occasionale o serve a rimborsare spese, ne resta fuori.

Un chiarimento sul metodo

La linea di confine non passa per il nome della voce in busta paga, ma per il suo collegamento con la prestazione. Un'indennità di turno percepita in modo regolare, perché il lavoratore opera stabilmente su turni, ha natura retributiva e va valorizzata. Una voce erogata sporadicamente, legata a eventi non ricorrenti, ha invece carattere accessorio.

Proprio per questo alcune voci restano dibattute. È il caso dei buoni pasto: la loro natura è tradizionalmente assistenziale e di rimborso spese, non retributiva. La loro inclusione nella retribuzione feriale non è un principio pacifico e va valutata caso per caso, in base alla disciplina contrattuale applicabile e all'effettivo collegamento con la prestazione. Presentarla come acquisita sarebbe un'imprecisione.

Implicazioni pratiche

Ricalcolare la retribuzione feriale ha effetti a catena.

Sul fronte della prescrizione, va ricordato che la decorrenza dei crediti retributivi è legata alla stabilità del rapporto. Dopo le riforme dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, l'orientamento consolidato (a partire dalla logica di Corte Cost. n. 63/1966 e nella giurisprudenza di legittimità successiva) tende a far decorrere la prescrizione dalla cessazione del rapporto quando manchi una tutela reale stabile contro il licenziamento. Il punto va verificato in concreto.

Cosa fare in concreto

  1. Analizzare i cedolini degli ultimi anni per individuare le indennità erogate con regolarità.
  2. Mappare il CCNL applicato e verificare come qualifica ciascuna voce e se prevede esclusioni dal calcolo feriale.
  3. Distinguere le voci stabili legate alle mansioni da quelle occasionali o di rimborso spese.
  4. Ricostruire eventuali arretrati, tenendo conto dei termini di prescrizione applicabili al singolo rapporto.
  5. Documentare turni, presenze e regolarità delle erogazioni, elementi decisivi per qualificare la natura di ciascuna indennità.

È opportuno valutare la coerenza tra criteri di calcolo adottati e principi affermati dalla giurisprudenza, sia dal lato del lavoratore sia da quello dell'impresa.

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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