Lavoro

Riforma delle professioni: formazione sull'AI e tirocini retribuiti

Approvato in Consiglio dei Ministri, il disegno di legge sulla riforma delle professioni arriva al Senato. Due i punti che toccano da vicino il rapporto tra praticanti e studi: l'introduzione obbligatoria di moduli formativi sull'intelligenza artificiale e il principio della retribuzione dei tirocini. Vediamo cosa comporta sul piano operativo per chi forma e per chi si forma.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·29 luglio 2026 ·4 min

Il contesto

Il testo di riforma della formazione professionale, licenziato dal Consiglio dei Ministri, entra ora nell'esame del Senato. L'impianto interviene su due leve distinte ma collegate: l'aggiornamento dei contenuti formativi e la disciplina economica dei tirocini di accesso alle professioni ordinistiche.

Due le novità di maggiore impatto. La prima riguarda l'inserimento di percorsi formativi dedicati all'intelligenza artificiale, che diventerebbero parte integrante della formazione iniziale e continua. La seconda tocca un nodo mai risolto: la retribuzione del periodo di tirocinio, oggi spesso svolto senza corrispettivo o con rimborsi simbolici.

Inquadramento normativo

Allo stato attuale il testo è un disegno di legge: non produce ancora effetti giuridici e sarà soggetto alle modifiche parlamentari. È bene tenerlo presente, perché il contenuto definitivo può discostarsi in modo sensibile da quello approvato in Consiglio dei Ministri.

La disciplina generale del tirocinio professionale resta ancorata al d.P.R. 137/2012, che regola il periodo di praticantato per l'accesso alle professioni ordinistiche e ne fissa la durata massima. Il decreto, all'art. 6, già prevede la possibilità di un rimborso spese, ma non impone un compenso. La riforma interviene proprio su questo punto, spostando l'asse dalla facoltà all'obbligo di retribuzione, con modalità che il testo demanda in parte agli Ordini e ai Consigli nazionali.

Sul versante formativo, l'inserimento dei moduli sull'AI si innesta sull'attuale obbligo di formazione continua, disciplinato per ciascuna professione dai rispettivi regolamenti attuativi adottati dai Consigli nazionali. La riforma ne aggiorna il perimetro dei contenuti, non l'architettura.

Implicazioni pratiche

Per lo studio o il professionista che ospita un tirocinante, la retribuzione obbligatoria si traduce in un costo strutturale nuovo. Non più una scelta discrezionale, ma un onere da mettere a bilancio in sede di programmazione. Chi affianca abitualmente praticanti dovrà rivedere l'impostazione dei rapporti e, verosimilmente, formalizzarli con maggiore precisione.

Per il praticante, il cambiamento è di segno opposto: il tirocinio smette di essere un periodo economicamente passivo. Questo può incidere sulla scelta stessa di intraprendere la professione e, presumibilmente, sulla durata effettiva dei percorsi, che tenderanno a essere più definiti nelle mansioni.

Sul fronte AI, l'obbligo formativo riguarda tanto chi inizia quanto chi già esercita. Non si tratta di un adempimento simbolico: la conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale incide sulla diligenza professionale, cioè sul livello di competenza che il cliente può legittimamente attendersi. Ignorare uno strumento ormai diffuso può, in prospettiva, avere rilievo sul piano della responsabilità.

Cosa fare in concreto

Uno sguardo prospettico

La direzione è chiara: professionalizzare l'accesso rendendolo economicamente sostenibile e allineare le competenze all'evoluzione tecnologica. Restano da sciogliere nodi operativi rilevanti, in particolare la misura del compenso e il coordinamento con le diverse discipline di categoria. Consigliamo di seguire da vicino i lavori del Senato e i successivi regolamenti attuativi, dove si giocherà la reale portata della riforma.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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