Rimborso spese legali ai dipendenti pubblici: il giudice fissa l'importo
Il Consiglio di Stato, in Adunanza plenaria, ha stabilito che il giudice amministrativo può determinare direttamente l'importo del rimborso delle spese legali spettante al dipendente pubblico assolto, senza dover attendere il parere di congruità dell'Avvocatura dello Stato. Una svolta che accelera il ristoro economico e riduce i margini di contenzioso su una prassi consolidata da anni.
Il caso
La vicenda nasce dalla richiesta di rimborso avanzata da un dipendente pubblico – nel caso specifico un militare assolto – per le spese legali sostenute in un procedimento poi conclusosi in suo favore. Fino a oggi, la liquidazione di questi importi seguiva un percorso obbligato: l'amministrazione rimborsava le spese solo dopo aver acquisito il parere di congruità dell'Avvocatura dello Stato, chiamata a verificare che l'ammontare richiesto fosse ragionevole e proporzionato.
Quando il dipendente contestava l'importo riconosciuto o il diniego, il giudice amministrativo si limitava spesso ad annullare l'atto e a rimettere la questione all'amministrazione, che doveva a sua volta interpellare nuovamente l'Avvocatura. Un meccanismo lento, che allungava i tempi e moltiplicava i passaggi.
Inquadramento normativo
La base giuridica del rimborso è l'articolo 18 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67. La norma prevede che le spese legali sostenute dai dipendenti pubblici in procedimenti connessi all'espletamento del servizio – e conclusi con una decisione a loro favorevole, senza responsabilità – siano rimborsate dall'amministrazione "nei limiti riconosciuti congrui dall'Avvocatura dello Stato".
Proprio l'inciso sulla congruità è stato al centro dell'esame dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato. La questione: quel parere è un passaggio necessario e vincolante anche in sede giudiziale, oppure il giudice, una volta investito della controversia, può liquidare direttamente l'importo dovuto?
L'Adunanza plenaria ha optato per la seconda soluzione. Il parere dell'Avvocatura resta rilevante nella fase amministrativa, ma non priva il giudice del potere di quantificare autonomamente il rimborso quando la controversia arriva davanti a lui. Il giudice, in altre parole, non è tenuto a rinviare la palla all'amministrazione: può decidere nel merito e fissare la somma.
Implicazioni pratiche
Per il dipendente pubblico il cambiamento è significativo. Chi contesta l'importo riconosciuto o si vede negare il rimborso può ottenere dal giudice una determinazione diretta della cifra spettante, senza dover affrontare un nuovo ciclo amministrativo. Si riducono i tempi e, con essi, l'incertezza sul ristoro economico effettivo.
Per le amministrazioni, la pronuncia impone maggiore attenzione nella fase istruttoria: la valutazione di congruità va motivata con cura, perché in caso di contenzioso sarà il giudice a stabilire l'importo, potenzialmente discostandosi dalla posizione dell'ente.
L'Avvocatura dello Stato non perde il proprio ruolo consultivo, ma quel ruolo non costituisce più un filtro insuperabile in sede processuale. Il parere diventa un elemento di valutazione, non un vincolo assoluto per il giudice.
Resta fermo il presupposto sostanziale: il rimborso spetta solo se il procedimento riguardava fatti connessi al servizio e si è chiuso con esito favorevole al dipendente, senza addebiti di responsabilità.
Cosa fare in concreto
- Documenta il nesso con il servizio. Conserva ogni elemento che dimostri la connessione tra il procedimento e l'attività lavorativa: è il presupposto per accedere al rimborso ex art. 18 d.l. 67/1997.
- Raccogli le fatture e le parcelle in modo ordinato. La quantificazione del rimborso passa dalla prova documentale delle spese effettivamente sostenute.
- Non rinunciare in caso di diniego o importo ridotto. Alla luce di questa pronuncia, il ricorso al giudice amministrativo può portare a una liquidazione diretta della somma, senza ulteriori rinvii all'amministrazione.
- Verifica i termini di impugnazione. Il diniego o la liquidazione parziale sono atti impugnabili entro termini precisi: consigliamo di valutare tempestivamente la posizione con un professionista.
- Motiva la richiesta. Una domanda ben argomentata, con riferimento all'esito favorevole del procedimento, rafforza la posizione sia in sede amministrativa sia, eventualmente, giudiziale.
La decisione dell'Adunanza plenaria semplifica un percorso che per anni si è rivelato tortuoso. Per chi ha diritto al rimborso, significa poter contare su una tutela più diretta ed efficace.
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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*
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