Lavoro

Salari fermi da trent'anni in Italia: cosa dice il rapporto UPB

L'Ufficio parlamentare di bilancio segnala un dato senza precedenti: tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni reali in Italia sono diminuite del 6,6%, unico caso nell'area OCSE. Il calo del potere d'acquisto, in parte mascherato da interventi fiscali, incide in modo diseguale sui lavoratori. Vediamo cosa comporta sul piano giuridico e quali strumenti restano a disposizione.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·22 luglio 2026 ·4 min

Il dato di partenza

L'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), organismo indipendente che vigila sui conti pubblici, ha fotografato un fenomeno che nessun altro Paese OCSE registra: la contrazione dei salari reali. Tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni lorde, al netto dell'inflazione, sono scese del 6,6%.

Il termine chiave è "salario reale": non la cifra scritta in busta paga, ma quanto quella cifra permette effettivamente di acquistare. Uno stipendio nominale invariato, in presenza di inflazione, corrisponde a una perdita di potere d'acquisto. È questo il meccanismo che ha eroso i redditi da lavoro dipendente negli ultimi trent'anni.

Inquadramento normativo

La determinazione della retribuzione trova il suo cardine nell'articolo 36 della Costituzione, che riconosce al lavoratore il diritto a una retribuzione "proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa".

Nel nostro ordinamento la misura concreta dei minimi retributivi è demandata alla contrattazione collettiva (art. 39 Cost.), con i contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) come principale strumento di adeguamento. Il problema evidenziato dall'UPB è che molti CCNL sono rimasti scaduti e non rinnovati per lunghi periodi, congelando di fatto gli aumenti.

Sul versante fiscale, gli interventi sull'IRPEF (l'imposta sul reddito delle persone fisiche) e sul cuneo contributivo hanno prodotto un sostegno al reddito netto. Si tratta però di misure che agiscono sul prelievo, non sulla retribuzione lorda: alleviano il sintomo senza incidere sulla causa strutturale.

Implicazioni pratiche

Per il lavoratore dipendente il quadro ha ricadute concrete. La mancata crescita del lordo si riflette su tutto ciò che è parametrato alla retribuzione: TFR, contribuzione previdenziale e, in prospettiva, l'assegno pensionistico calcolato con il sistema contributivo.

Un CCNL non rinnovato significa minimi tabellari fermi ad anni fa. Il lavoratore può trovarsi a percepire una paga base inferiore a quella che un adeguamento all'inflazione avrebbe garantito. Qui si apre uno spazio di tutela: la giurisprudenza, in applicazione dell'art. 36 Cost., ha più volte riconosciuto la possibilità di verificare l'adeguatezza della retribuzione anche rispetto ai parametri della contrattazione collettiva di riferimento.

Attenzione però: non esiste un automatismo. La valutazione è sempre caso per caso e dipende da mansioni, inquadramento, settore e contratto applicato. Le misure fiscali di sostegno al netto, inoltre, hanno natura temporanea e possono variare a ogni legge di bilancio, con effetti non pienamente prevedibili.

Cosa fare in concreto

  1. Verificate il CCNL applicato al vostro rapporto e la data della sua ultima sottoscrizione: un contratto scaduto da anni è il primo segnale di minimi non aggiornati.
  1. Confrontate la paga base in busta con i minimi tabellari del CCNL di categoria per il vostro livello di inquadramento, controllando la corrispondenza tra mansioni svolte e livello riconosciuto.
  1. Conservate le buste paga e ogni documento che attesti mansioni effettive: sono la base probatoria per qualsiasi verifica sull'adeguatezza retributiva.
  1. Monitorate gli interventi fiscali annuali su IRPEF e cuneo contributivo, senza considerarli acquisiti in modo permanente nella pianificazione economica personale.
  1. Rivolgetevi a un professionista prima di intraprendere azioni: la fondatezza di una richiesta di adeguamento va valutata sulla singola posizione, non su dati aggregati.

Una lettura di sistema

Il dato dell'UPB non descrive un caso individuale, ma una dinamica macroeconomica che coinvolge la contrattazione collettiva, la politica fiscale e il rapporto tra parti sociali. Per il singolo lavoratore resta comunque uno spazio di verifica giuridica, ancorato al principio costituzionale della retribuzione dignitosa. Comprendere la differenza tra sostegno fiscale al netto e adeguamento del lordo è il primo passo per leggere correttamente la propria posizione.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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