Lavoro

Salario giusto e contrasto al caporalato digitale: cosa cambia

Il Parlamento ha convertito in legge il decreto in materia di salario giusto, incentivi all'occupazione e contrasto al caporalato anche nelle sue forme digitali. Il provvedimento tocca la retribuzione minima, l'organizzazione del lavoro tramite piattaforma e i profili sanzionatori. Vediamo cosa cambia concretamente per datori di lavoro, imprese che operano via app e lavoratori.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·25 giugno 2026 ·4 min

Il fatto

È stato approvato in via definitiva, con voto parlamentare, il provvedimento d'urgenza in materia di "salario giusto". Il testo interviene su tre direttrici: la garanzia di una retribuzione adeguata, nuovi incentivi all'occupazione e il rafforzamento degli strumenti contro lo sfruttamento del lavoro, incluse le sue manifestazioni mediate dalle piattaforme digitali.

Una precisazione di metodo. Al momento della redazione di questo contributo non risultano ancora pubblicati in Gazzetta Ufficiale gli estremi definitivi della legge di conversione (numero e data). Per questa ragione evitiamo riferimenti numerici puntuali e ragioniamo sul contenuto delle misure. Invitiamo chi legge a verificare gli estremi esatti nel testo pubblicato prima di assumere decisioni operative.

L'efficacia del decreto e della legge di conversione

Va chiarito un punto tecnico spesso frainteso. Il decreto-legge produce effetti dal giorno della pubblicazione, ma la sua efficacia è provvisoria e precaria: ai sensi dell'art. 77 della Costituzione, il decreto perde efficacia *ex tunc* (cioè fin dall'inizio) se non è convertito in legge entro sessanta giorni dalla pubblicazione.

La legge di conversione non "rende definitivo" un atto altrimenti instabile in senso atecnico: ne consolida gli effetti, recependo il contenuto del decreto ed eventualmente modificandolo con emendamenti. Le modifiche introdotte in sede di conversione, salvo diversa previsione, valgono per il futuro. Per i rapporti già regolati dal decreto nei sessanta giorni, occorre verificare l'eventuale disciplina transitoria.

L'inquadramento costituzionale

Il cardine resta l'art. 36 della Costituzione, che riconosce al lavoratore il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e comunque sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

Su questa base la giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato che il giudice può ritenere inadeguata una retribuzione anche se conforme a un contratto collettivo, quando questa non risponda ai parametri dell'art. 36. È un orientamento consolidato della Sezione Lavoro della Cassazione, che chi è interessato potrà riscontrare nei repertori attraverso gli estremi delle singole pronunce: in questa sede lo richiamiamo come indirizzo, senza attribuirgli date che non possiamo verificare puntualmente.

Le novità principali

Salario adeguato. Vengono rafforzati i meccanismi che ancorano la retribuzione minima ai contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, con presidi contro i cosiddetti "contratti pirata".

Incentivi all'occupazione. Si prevedono agevolazioni connesse a nuove assunzioni e stabilizzazioni, tipicamente subordinate a requisiti di regolarità contributiva e al rispetto degli standard retributivi.

Contrasto al caporalato digitale. È il profilo più delicato. La fattispecie di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.) viene letta anche con riguardo all'organizzazione tramite piattaforma. Qui occorre rigore: la norma penale richiede uno sfruttamento (indici come retribuzioni difformi, violazioni in materia di orario, sicurezza, condizioni degradanti) e un coefficiente soggettivo doloso. Il nodo è individuare il soggetto attivo: la piattaforma può rispondere quando, attraverso l'algoritmo o le condizioni di ingaggio, esercita un potere organizzativo che si traduce in sfruttamento. Resta da coordinare questo profilo con la disciplina del lavoro tramite piattaforme contenuta nel D.Lgs. 81/2015 (artt. 47-bis e seguenti), che già regola i rider e le tutele minime applicabili.

Implicazioni pratiche

Per i datori di lavoro tradizionali. Cresce il rischio di contestazioni sulla congruità retributiva e si lega l'accesso agli incentivi al rispetto degli standard. La scelta del contratto collettivo applicato diventa un elemento sensibile.

Per le imprese che operano via piattaforma. L'attenzione si sposta sull'architettura dell'ingaggio: criteri algoritmici di assegnazione, modalità di calcolo dei compensi e condizioni di lavoro possono assumere rilievo non solo civilistico ma anche penale.

Per i lavoratori. Si ampliano gli strumenti per far valere l'inadeguatezza della retribuzione e per segnalare condizioni di sfruttamento, anche nel lavoro mediato da app.

Cosa fare in concreto

È opportuno valutare per tempo la coerenza della propria struttura retributiva e organizzativa con il nuovo quadro, anche con il supporto di un professionista.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners – Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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