Condominio

Servitù su beni comuni: serve l'unanimità, non la maggioranza

Il Tribunale di Firenze ha stabilito che l'assemblea condominiale non può riconoscere o costituire una servitù su beni comuni con delibera a maggioranza: occorre il consenso di tutti i condomini. La pronuncia applica al condominio l'art. 1108, terzo comma, cod. civ. e delimita con precisione i poteri dell'assemblea sui diritti reali gravanti sulle parti comuni.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·10 luglio 2026 ·4 min

Il caso

Un condomino, titolare di un'attività di ristorazione, otteneva dall'assemblea il riconoscimento di una servitù a proprio favore su beni comuni dell'edificio. La delibera era stata approvata a maggioranza. Una condomina dissenziente impugnava la decisione, sostenendo che l'assemblea non avesse il potere di incidere in questo modo sui diritti reali che gravano sulle parti comuni.

Il Tribunale di Firenze ha accolto la tesi della condomina: per costituire una servitù su beni comuni non basta la maggioranza, ma serve l'unanimità.

Inquadramento normativo

La servitù è un peso imposto su un fondo (detto "servente") a vantaggio di un altro fondo (detto "dominante"). È un diritto reale: incide in modo stabile e duraturo sulla proprietà. Costituire una servitù sui beni comuni significa quindi gravarli in via permanente a favore di uno o più condomini.

Il punto decisivo è l'art. 1108, terzo comma, cod. civ., dettato in materia di comunione ma applicabile al condominio. La norma prevede che sono necessari il consenso di tutti i partecipanti per gli atti che comportano "alienazioni o costituzione di diritti reali sul fondo comune". La costituzione di una servitù rientra esattamente in questa categoria.

La ragione è coerente con l'impianto del codice: l'assemblea, che decide a maggioranza, ha poteri di gestione e amministrazione del bene comune. Non ha invece il potere di disporne, cioè di alienarlo o di gravarlo con diritti reali che ne comprimono in modo permanente il godimento. Questi atti dispositivi toccano il nucleo del diritto di proprietà di ciascun condomino sulle parti comuni e, per questo, richiedono che nessuno resti dissenziente.

Implicazioni pratiche

La distinzione tra atti di gestione e atti di disposizione è la chiave di lettura della pronuncia. L'assemblea può decidere a maggioranza su manutenzione, uso e regolamentazione delle parti comuni. Non può, invece, attribuire a un singolo condomino un diritto reale stabile su quelle parti senza il consenso di tutti.

Per il condomino che intende ottenere un vantaggio duraturo su beni comuni — un passaggio, un'occupazione di spazio, un utilizzo esclusivo assimilabile a servitù — questo significa che una delibera a maggioranza è nulla o comunque inefficace rispetto a quel risultato. Il diritto acquisito su quella base è fragile e può essere contestato in ogni momento da chi non ha prestato il proprio consenso.

Per il condomino dissenziente, la pronuncia conferma uno strumento di tutela concreto: la delibera che incide sui diritti reali senza unanimità è impugnabile e non produce l'effetto voluto. Non serve dimostrare un danno specifico: è sufficiente il vizio nel procedimento decisionale.

Attenzione a non confondere la servitù con la semplice regolamentazione dell'uso. Se l'assemblea disciplina le modalità con cui i condomini utilizzano un bene comune, resta nell'ambito della gestione e la maggioranza è sufficiente. Il discrimine è la natura dell'atto: si crea un diritto reale nuovo e permanente, oppure si organizza soltanto l'uso di ciò che è già comune?

Cosa fare in concreto

  1. Verifica la natura dell'atto prima di portarlo in assemblea: se costituisce o riconosce un diritto reale su beni comuni, prepara l'iter per raccogliere il consenso di tutti i condomini, non la sola maggioranza.
  1. Documenta il consenso unanime con atto scritto e, quando l'oggetto lo richiede, in forma idonea alla trascrizione, così da rendere il diritto opponibile ai terzi e ai futuri acquirenti.
  1. Se sei condomino dissenziente, valuta l'impugnazione della delibera nei termini di legge: rivolgiti a un professionista per verificare vizio, legittimazione e tempistica.
  1. Non fondare investimenti (attività commerciali, opere, occupazioni di spazi) su una delibera a maggioranza che attribuisce servitù: il titolo è instabile.
  1. Chiedi una verifica preventiva all'amministratore o a un legale sulla corretta maggioranza applicabile, prima della votazione, per evitare deliberazioni inefficaci.

---

*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

Disclaimer. Contributo informativo a cura di Tamburro Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale. Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
Una conversazione con lo studio

Ogni condominio ha una storia a sé.

Se gestisci un'amministrazione e vuoi un confronto su una specifica questione condominiale, scrivi allo studio. Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo.