Lavoro

Anzianità e servizio a tempo determinato nel pubblico impiego

Gli anni di lavoro a tempo determinato nella Pubblica Amministrazione non si azzerano con la stabilizzazione. La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha ribadito il principio di non discriminazione tra precari e personale di ruolo, con effetti diretti su anzianità e progressione stipendiale. Un tema che riguarda migliaia di dipendenti pubblici e impone verifiche mirate sui propri crediti retributivi.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·1 agosto 2026 ·4 min

Il caso

La vicenda nasce dalla richiesta di alcuni dipendenti pubblici, tra cui personale del CNR, di vedersi riconoscere ai fini dell'anzianità gli anni prestati con contratto a tempo determinato prima della stabilizzazione avvenuta ai sensi della L. n. 296 del 2006.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con pronuncia riferita al novembre 2021 (estremi da verificare presso la fonte ufficiale), ha affermato che quel servizio non può essere cancellato al momento dell'immissione in ruolo: va computato per determinare la posizione economica e giuridica del lavoratore.

Inquadramento normativo

La stabilizzazione del personale precario nella PA è stata disciplinata dall'art. 1 della L. n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), in particolare ai commi 519 e 558, che hanno previsto diverse ipotesi di passaggio a tempo indeterminato per il personale in possesso di determinati requisiti di servizio.

Il principio cardine è la non discriminazione. La clausola 4 dell'accordo quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE vieta di trattare il lavoratore a termine in modo meno favorevole rispetto al comparabile a tempo indeterminato, salvo ragioni oggettive. Questo principio è stato recepito nel diritto interno prima dall'art. 6 del D.Lgs. n. 368 del 2001 e oggi dall'art. 7 del D.Lgs. n. 81 del 2015.

Su queste basi la Cassazione ha ritenuto illegittimo l'azzeramento dell'anzianità già maturata: negare il computo del servizio pregresso, a parità di mansioni, costituisce una disparità priva di giustificazione oggettiva.

Anzianità giuridica e anzianità economica

È utile distinguere due profili. L'anzianità giuridica rileva ai fini della carriera, delle progressioni e della collocazione nell'organico. L'anzianità economica incide direttamente sullo stipendio e sugli scatti retributivi.

La giurisprudenza non riconosce in modo automatico e integrale ogni periodo. Il computo opera quando vi è continuità e sovrapponibilità delle mansioni rispetto a quelle svolte dopo la stabilizzazione. Restano invece legittime le esclusioni giustificate dalla finalità specifica di determinati istituti di progressione, che possono richiedere requisiti ulteriori rispetto al mero dato temporale.

In concreto: il servizio a termine conta, ma la misura del riconoscimento va verificata caso per caso in base alle mansioni effettive e alla natura dell'istituto contrattuale invocato.

Implicazioni pratiche

Per il dipendente pubblico stabilizzato la pronuncia apre alla possibilità di rideterminare la propria posizione e di recuperare le differenze retributive non corrisposte.

Attenzione però ai termini. I crediti retributivi si prescrivono nel termine quinquennale previsto dall'art. 2948 n. 4 c.c. Nel rapporto di pubblico impiego privatizzato la prescrizione decorre di norma anche in costanza di rapporto: ogni rateo non richiesto oltre il quinquennio rischia di andare perduto. Agire con tempestività non è un dettaglio, ma una condizione per non vanificare il diritto.

Cosa fare in concreto

  1. Ricostruite la storia contrattuale: raccogliete tutti i contratti a tempo determinato, i cedolini e i provvedimenti di stabilizzazione.
  2. Verificate la continuità delle mansioni: documentate che l'attività svolta a termine coincide con quella successiva all'immissione in ruolo.
  3. Controllate i termini di prescrizione: individuate quali ratei rientrano ancora nel quinquennio utile e quali rischiano la decadenza.
  4. Inviate una richiesta scritta all'amministrazione: un atto interruttivo formale della prescrizione tutela le somme maturate mentre si valuta l'azione.
  5. Chiedete una valutazione tecnica: distinguere anzianità giuridica ed economica richiede un esame mirato del contratto collettivo di comparto.

Un quadro in evoluzione

La direzione della giurisprudenza è chiara nel valorizzare il servizio precario, ma le soluzioni non sono uniformi: molto dipende dal comparto, dal contratto collettivo applicabile e dalla natura dell'istituto invocato.

Consigliamo di non affidarsi a ricostruzioni generiche. Ogni posizione va esaminata sui documenti concreti, perché il riconoscimento dipende da elementi fattuali specifici e dal rispetto rigoroso dei termini di prescrizione.

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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