Lavoro

Tempo tuta e formazione sicurezza: quando rientrano nell'orario di lavoro

Il tempo dedicato a indossare la divisa e quello della formazione obbligatoria sulla sicurezza possono rientrare nell'orario di lavoro. La conseguenza non è solo retributiva: incide sulla base imponibile contributiva, con esposizione verso INPS e INAIL. Per i datori di lavoro, in particolare nella sanità privata, è un tema di gestione del rischio da affrontare prima di un eventuale accertamento ispettivo.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·10 giugno 2026 ·4 min

Il tema

Due voci spesso trascurate nella contabilizzazione dell'orario tornano al centro dell'attenzione: il cosiddetto "tempo tuta" (il tempo necessario a indossare e dismettere la divisa o i dispositivi di protezione) e il tempo dedicato alla formazione obbligatoria in materia di sicurezza.

La questione non è meramente teorica. Qualificare questi intervalli come orario di lavoro significa, di regola, doverli retribuire; e ciò che è retribuzione concorre, salvo eccezioni, alla base imponibile su cui si calcolano contributi previdenziali e premi assicurativi.

Inquadramento normativo

La nozione di orario di lavoro è fissata dall'art. 1 del D.Lgs. 66/2003: è tale "qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell'esercizio della sua attività o delle sue funzioni".

Su questa base, l'orientamento di legittimità in tema di tempo di vestizione individua un criterio guida: l'eterodirezione. Quando le modalità di indossamento della divisa o dei DPI sono imposte dal datore di lavoro — per ragioni igienico-sanitarie, di sicurezza o organizzative, ad esempio con obbligo di cambio in azienda e in luoghi predeterminati — il tempo relativo rientra nell'orario di lavoro. Quando invece il lavoratore resta libero di scegliere tempi e luoghi, l'attività di vestizione tende a collocarsi fuori dall'orario retribuibile. Non ogni cambio d'abito, dunque, diventa automaticamente orario di lavoro: la discriminante è il grado di controllo del datore.

Quanto alla formazione, l'art. 37, comma 12, del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che essa deve avvenire durante l'orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori. La formazione obbligatoria sulla sicurezza è quindi, per espressa previsione di legge, tempo di lavoro.

Il passaggio dall'orario alla contribuzione non è automatico, ma poggia su un fondamento preciso: l'art. 12 della L. 153/1969 definisce in senso ampio la retribuzione imponibile, ricomprendendovi tutto ciò che il lavoratore riceve in dipendenza del rapporto. Se il tempo tuta eterodiretto e la formazione obbligatoria sono orario di lavoro e come tali retribuiti, i relativi compensi confluiscono in quella base imponibile.

Implicazioni pratiche

Per il datore di lavoro — caso tipico, la struttura sanitaria privata, dove divisa e DPI sono imposti da rigide esigenze igieniche — l'effetto è duplice.

Sul piano retributivo, occorre verificare se questi tempi siano già riconosciuti dal contratto collettivo o dalla prassi aziendale.

Sul piano contributivo, l'omessa contabilizzazione può tradursi in differenze su contributi INPS e premi INAIL, con il rischio di recuperi in sede ispettiva, oltre a sanzioni e interessi. È qui che il tema diventa una voce di rischio aziendale concreta, non un dettaglio formale.

Cosa fare in concreto

  1. Mappa le voci a rischio. Censisci le mansioni in cui divisa, DPI o cambio in azienda sono imposti dal datore, distinguendole dai casi in cui il lavoratore resta libero.
  2. Verifica il contratto collettivo applicato. Controlla se prevede già un trattamento per il tempo di vestizione e per la formazione, e con quali modalità.
  3. Documenta le ore di formazione. Tieni traccia di durata, collocazione oraria e retribuzione dei corsi ex art. 37, così da poterne dimostrare la corretta gestione.
  4. Allinea buste paga e flussi contributivi. Accerta che i tempi qualificabili come orario di lavoro confluiscano correttamente nella base imponibile dichiarata a INPS e INAIL.
  5. Valuta una verifica preventiva. È opportuno affrontare il tema in via preventiva, riesaminando policy interne e regolamenti aziendali prima che la questione emerga in un controllo.

La materia resta sensibile alle specifiche circostanze di fatto: l'organizzazione concreta del lavoro è ciò che, caso per caso, sposta l'ago della bilancia.

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale.

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