Transizione ecologica e Terzo settore: finanza sostenibile e green jobs
Il 25 giugno 2026 si apre a Verona l'appuntamento di Cantieri ViceVersa, promosso da Forum Terzo Settore e Forum per la Finanza Sostenibile. Tema centrale: la transizione ecologica del non profit tra accesso ai finanziamenti, sostenibilità ambientale e green jobs. Per gli enti del Terzo settore non è solo un convegno: è il segnale di un'evoluzione che tocca governance, bilanci e rendicontazione.
Il contesto
L'evento di Verona riunisce enti del Terzo settore, fondazioni bancarie e operatori finanziari attorno a un nodo concreto: come gli ETS possono finanziare e gestire attività a impatto ambientale. Tra i soggetti coinvolti, oltre a Forum Terzo Settore e Forum per la Finanza Sostenibile, figurano Acri, CSVnet e diversi istituti di credito (Banco BPM, BCC Roma, BPER Banca, Unicredit) e assicurativi (Gruppo Assimoco).
La presenza degli istituti finanziari non è casuale. La transizione ecologica richiede capitale, e il sistema bancario sta orientando l'offerta verso progetti con criteri ambientali, sociali e di governance (i cosiddetti criteri ESG). Per un ETS, intercettare queste risorse significa attrezzarsi su requisiti formali e sostanziali che fino a pochi anni fa non erano richiesti.
Inquadramento normativo
Il perimetro di riferimento resta il Codice del Terzo settore (D.lgs. 117/2017). L'art. 5 individua le attività di interesse generale che un ETS può svolgere: tra queste, alla lettera e), rientra la "tutela e valorizzazione dell'ambiente e razionale utilizzo delle risorse naturali", e alla lettera l) la "formazione extra-scolastica", potenziale base per i percorsi sui green jobs.
Sul piano della rendicontazione, l'art. 14 del CTS impone agli enti di maggiori dimensioni di pubblicare il bilancio sociale. È proprio in questo documento che gli ETS possono — e sempre più dovranno — dare conto del proprio impatto ambientale. Si tratta di un punto delicato: la disciplina europea sulla rendicontazione di sostenibilità (direttiva CSRD, 2022/2464) riguarda formalmente le imprese, ma il suo effetto a cascata raggiunge anche il non profit, perché banche e finanziatori chiedono ai propri interlocutori dati coerenti con i propri obblighi.
Implicazioni pratiche
Per l'ente del Terzo settore che voglia accedere a finanziamenti dedicati alla transizione ecologica, l'asticella si alza su tre fronti.
Primo, la coerenza statutaria. Se l'attività ambientale non è prevista nello statuto, il finanziamento di un progetto green può risultare problematico. Verificare e, se necessario, aggiornare l'oggetto sociale è il presupposto.
Secondo, la capacità di rendicontare l'impatto. Non basta dichiarare di fare attività sostenibili: occorre misurarle con indicatori verificabili. Gli istituti di credito valutano il rischio anche su questi dati, e un ETS privo di metriche affidabili parte in svantaggio.
Terzo, i green jobs. La creazione di nuovi profili professionali legati alla sostenibilità apre opportunità ma comporta scelte sul tipo di rapporto di lavoro, sugli obblighi contributivi e sul rispetto dei limiti al lavoro retribuito previsti per alcune categorie di ETS (si pensi ai vincoli sul lavoro volontario e retribuito nelle organizzazioni di volontariato, art. 33 CTS).
C'è infine un profilo fiscale da non trascurare. Le attività ambientali svolte in forma di impresa possono incidere sulla qualificazione delle entrate e sul regime applicabile, soprattutto in attesa della piena operatività delle norme fiscali del CTS subordinate all'autorizzazione europea.
Cosa fare in concreto
- Verificate lo statuto per accertare che le attività ambientali ed energetiche rientrino tra quelle di interesse generale ex art. 5 CTS; in caso contrario, programmate una modifica.
- Dotatevi di indicatori di impatto misurabili da inserire nel bilancio sociale, anche se l'ente non è formalmente obbligato a redigerlo.
- Mappate i requisiti del finanziatore prima di candidarvi: ogni bando o linea di credito ESG ha criteri di ammissibilità e rendicontazione propri.
- Valutate gli aspetti giuslavoristici dei green jobs, distinguendo con chiarezza lavoro volontario e lavoro retribuito per evitare profili di irregolarità.
- Analizzate il regime fiscale delle attività generatrici di entrate, distinguendo tra attività di interesse generale e attività diverse ex art. 6 CTS.
La transizione ecologica del Terzo settore non è un esercizio di immagine. È un'evoluzione che richiede strumenti giuridici, contabili e organizzativi adeguati. Consigliamo agli enti di affrontarla con un'istruttoria preventiva, evitando di rincorrere il singolo finanziamento senza una struttura solida alle spalle.
Disclaimer
Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
Ogni ente del terzo settore ha la sua storia.
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