TFR e dimissioni volontarie: spetta comunque al lavoratore
Il trattamento di fine rapporto spetta a ogni lavoratore subordinato quando il rapporto cessa, quale che sia la causa. Anche le dimissioni volontarie non fanno eccezione: la scelta di lasciare il posto non incide sul diritto a percepire quanto maturato. Chiariamo la disciplina, i tempi di pagamento e il caso del TFR conferito a un fondo pensione.
Il fatto e perché conta
È diffusa la convinzione che rassegnare le dimissioni faccia perdere il diritto al trattamento di fine rapporto (TFR). Non è così. Il TFR è una retribuzione differita: matura durante l'intero rapporto di lavoro e viene liquidato alla sua cessazione, indipendentemente dal motivo per cui il rapporto finisce.
Questo vale per il licenziamento, per la scadenza del contratto a termine, per il pensionamento e, appunto, per le dimissioni volontarie. Anche in caso di dimissioni per giusta causa o di licenziamento disciplinare, il diritto resta integro.
Inquadramento normativo
La disciplina è contenuta nell'art. 2120 del Codice civile, secondo cui «in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto». L'espressione «in ogni caso» è dirimente: la norma non distingue tra le diverse ipotesi di cessazione e non subordina il diritto alla volontà del datore o alla causa del recesso.
Quanto al calcolo, il TFR si determina sommando per ciascun anno di servizio una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5. Le quote accantonate negli anni precedenti, con esclusione di quella maturata nell'anno in corso, si rivalutano al 31 dicembre di ogni anno applicando un indice fisso dell'1,5% più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo.
Sul piano fiscale, il TFR è soggetto a tassazione separata: non si somma agli altri redditi dell'anno, ma sconta un'aliquota calcolata sulla media dei redditi degli anni precedenti, con un meccanismo che attenua il carico rispetto alla tassazione ordinaria.
Il TFR destinato ai fondi pensione
Diversa è la posizione di chi ha scelto di destinare il TFR a una forma di previdenza complementare. In questo caso il datore di lavoro non trattiene le somme, ma le versa periodicamente al fondo pensione. Alla cessazione del rapporto, quindi, il lavoratore non riceve il TFR dall'azienda: le somme restano nel fondo e seguono le regole della previdenza integrativa.
Il riscatto o l'anticipazione delle somme confluite nel fondo dipendono dai requisiti previsti dalla normativa di settore e dal regolamento del fondo stesso. Le dimissioni, di per sé, possono consentire il riscatto parziale o totale della posizione secondo le condizioni previste, ma non generano un pagamento automatico da parte del datore di lavoro.
Implicazioni pratiche
Per il lavoratore che si dimette, la conseguenza è chiara: il diritto al TFR non si perde. Ciò che cambia rispetto ad altre ipotesi non è l'esistenza del diritto, ma eventualmente i tempi e le modalità di liquidazione, che dipendono dal contratto collettivo applicato e dalle prassi aziendali.
Il pagamento non è sempre immediato alla data di cessazione. Molti contratti collettivi fissano termini di liquidazione entro un certo numero di giorni o mesi dalla fine del rapporto. Ritardi ingiustificati oltre tali termini possono far maturare interessi e, in alcuni casi, la rivalutazione monetaria.
Attenzione anche alla busta paga finale: al TFR si aggiungono di norma le altre competenze di fine rapporto, come ferie e permessi non goduti, ratei di tredicesima e quattordicesima. Sono voci distinte dal TFR e vanno verificate separatamente.
Cosa fare in concreto
- Verificate il contratto collettivo applicato per conoscere i termini entro cui il TFR deve essere liquidato dopo le dimissioni.
- Controllate se avete aderito a un fondo pensione: in tal caso rivolgetevi al fondo per le modalità di riscatto o anticipazione, non al datore.
- Conservate le buste paga e il prospetto di fine rapporto per riscontrare gli importi accantonati e la rivalutazione applicata.
- Sollecitate per iscritto il datore in caso di ritardo oltre i termini contrattuali, così da documentare la richiesta e far decorrere interessi e rivalutazione.
- Chiedete assistenza se gli importi liquidati non coincidono con quelli attesi o se il pagamento non arriva nei tempi previsti.
Disclaimer
Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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