Lavoro

TFR e Fondo di Tesoreria INPS: cosa sappiamo e cosa attendere

Circolano indicazioni su nuove soglie per il versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS a partire dal 2026. È bene distinguere ciò che è già legge da ciò che, allo stato, resta un'ipotesi non confermata. Per le aziende l'impatto è finanziario e organizzativo: chiariamo il quadro attuale e cosa monitorare.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·2 luglio 2026 ·4 min

Il fatto

Negli ultimi giorni sono comparse notizie su una revisione delle regole di versamento del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) all'INPS, con l'ipotesi di abbassare o modificare la soglia dimensionale delle aziende obbligate e di introdurre meccanismi di adeguamento automatico e forme di sanatoria per i ritardi.

Su questi punti è doverosa una premessa di metodo. Alla data di redazione di questo contributo non risulta confermato un testo normativo vigente che fissi una nuova soglia (ad esempio a 60 dipendenti) con "meccanismo dinamico" e sanatorie. Riferimenti come un presunto "art. 1, comma 203, Legge 199/2025" non sono verificabili e non vanno assunti come diritto in vigore. Trattiamo quindi tali elementi come ipotesi da confermare, non come obblighi attuali.

Inquadramento normativo

La disciplina oggi applicabile ha una base consolidata. Il Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS è stato istituito dalla Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007), all'art. 1, commi 755 e seguenti. Il Fondo raccoglie le quote di TFR maturande dei lavoratori che non le destinano a forme di previdenza complementare, per i datori di lavoro che superano la soglia dimensionale prevista.

Secondo la disciplina attuativa (in particolare il D.M. 30 gennaio 2007 e le circolari INPS di riferimento), la soglia rilevante è tradizionalmente fissata a 50 addetti. Il computo dei dipendenti segue criteri specifici definiti dalla normativa di settore e dalla prassi INPS: consigliamo di verificarli sul caso concreto, poiché non tutte le tipologie contrattuali rilevano allo stesso modo.

Le eventuali modifiche di cui si discute per il 2026 dovrebbero trovare fondamento in un provvedimento di rango primario (verosimilmente la legge di bilancio approvata a fine 2025) e, soprattutto, in una circolare attuativa INPS. Fino a quel momento non è corretto considerare operative nuove soglie o nuovi automatismi.

Implicazioni pratiche

È utile separare due piani distinti.

Impatto finanziario. Per il datore obbligato, versare il TFR al Fondo di Tesoreria significa non trattenere in azienda le quote maturande: viene meno una fonte di autofinanziamento interno. Un eventuale abbassamento della soglia amplierebbe la platea delle imprese in questa condizione, con effetti diretti sulla liquidità.

Impatto sugli adempimenti. Il versamento al Fondo avviene con cadenza mensile, attraverso il flusso UniEmens e il pagamento tramite modello F24, entro il giorno 16 del mese successivo a quello di maturazione, secondo le regole ordinarie della contribuzione. Un'estensione dell'obbligo comporterebbe per le nuove aziende coinvolte l'attivazione di questi flussi e l'aggiornamento delle procedure di paga.

Le ipotesi di "sanatoria" per i ritardi, allo stato, non sono definite: eventuali margini di regolarizzazione dovranno essere valutati solo alla luce del testo definitivo e delle istruzioni INPS.

Cosa fare in concreto

La prudenza, in questa fase, non è cautela eccessiva ma buona gestione: gli adempimenti con impatto finanziario diretto vanno affrontati sul testo confermato, non sulle anticipazioni.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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