Vendite solidali e influencer: cosa cambierebbe con il DDL A.S. 1864
È all'esame del Parlamento il disegno di legge A.S. 1864, che punta a rafforzare la trasparenza nelle vendite con finalità benefiche e nell'influencer marketing collegato a campagne solidali. Non è ancora legge: gli obblighi e le sanzioni descritti restano, allo stato, previsioni di una bozza. Per aziende, enti del Terzo settore e creator è però già il momento di leggere il testo con attenzione.
Lo status: una proposta, non ancora una legge
Partiamo da un chiarimento necessario. L'A.S. 1864 è un disegno di legge attualmente all'esame del Parlamento. Non è in vigore. Tutto ciò che segue va quindi letto al condizionale: descrive ciò che il testo prevederebbe, qualora approvato nella formulazione attuale, e non una disciplina già applicabile.
Questa precisazione non è formale. Per chi pianifica una campagna solidale o un contratto di sponsorizzazione, conoscere lo stato di avanzamento di una norma è decisivo: si lavora su un orizzonte di rischio futuro, non su un obbligo immediato. Le tempistiche di approvazione e l'eventuale entrata in vigore restano, ad oggi, non determinabili con certezza.
Cosa proverebbe a regolare il DDL
L'obiettivo dichiarato è la trasparenza nelle cosiddette vendite solidali — prodotti commercializzati con la promessa che una quota del ricavato sia devoluta in beneficenza — e nelle relative attività di influencer marketing. Il testo si rivolgerebbe a una platea ampia: aziende, influencer, organizzazioni non governative, enti del Terzo settore, università e fondazioni.
I nodi tipici di questo mercato sono noti: claim generici ("parte del ricavato in beneficenza"), assenza di indicazione dell'importo o della percentuale effettivamente devoluta, mancata identificazione del beneficiario, comunicazioni promozionali non riconoscibili come tali. Il DDL interverrebbe imponendo obblighi informativi più stringenti su etichette e contenuti.
Sul piano sanzionatorio, è circolato il dato di un tetto "fino a 50mila euro". Va trattato con cautela: in assenza di un riferimento all'articolo specifico del testo approvato, lo consideriamo un valore indicato dalla bozza e non un parametro consolidato. Si tenga presente che la disciplina già vigente offre alle Autorità strumenti ben più incisivi.
Il punto spesso trascurato: non si parte da zero
È scorretto presentare questa materia come terreno vergine. Diversi profili sono già regolati.
Le Linee guida AGCM sull'influencer marketing (2023) e le successive Linee guida AGCOM (2024) impongono già la riconoscibilità della comunicazione commerciale. La Digital Chart dello IAP, nell'ambito del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, ddetta regole sulla pubblicità occulta. La pubblicità ingannevole e le pratiche commerciali scorrette ricadono nel Codice del Consumo, presidiato da AGCM con sanzioni che possono arrivare a milioni di euro. A livello europeo, il Digital Services Act incide sulla trasparenza delle piattaforme.
Sul fronte raccolta fondi, gli articoli 7 e 7-bis del Codice del Terzo settore disciplinano già obblighi di rendicontazione e modalità delle campagne degli ETS. Il DDL andrebbe quindi coordinato con questo quadro, non sovrapposto in modo cieco. La vera sfida interpretativa sarà capire dove le nuove regole aggiungono obblighi e dove si limitano a ribadire principi già esistenti.
Implicazioni per i tre soggetti
Le responsabilità non sono identiche.
Le aziende restano titolari del claim solidale e ne rispondono: spetta a loro garantire che la devoluzione promessa sia veritiera e documentabile.
Gli enti del Terzo settore beneficiari hanno interesse a tutelare la propria reputazione e a rendicontare correttamente le somme ricevute, anche per non incorrere in contestazioni sulla raccolta fondi.
Gli influencer rispondono della trasparenza del contenuto che pubblicano: l'omessa indicazione della natura promozionale resta il rischio più frequente.
Il profilo contrattuale: il punto più delicato
È qui che lo scenario si gioca davvero. Un accordo tra azienda, ETS e creator dovrebbe oggi disciplinare in modo esplicito alcuni elementi.
- Obbligo di rendicontazione: l'azienda si impegna a documentare l'importo effettivamente devoluto, con tempistiche e modalità definite.
- Audit right: facoltà dell'ETS o del partner di verificare la corrispondenza tra quanto promesso e quanto versato.
- Clausola di manleva: ripartizione delle responsabilità in caso di contestazione da parte delle Autorità, distinguendo le posizioni dei tre soggetti.
- Obblighi di disclosure a carico dell'influencer, con clausola risolutiva in caso di violazione delle regole di riconoscibilità.
Sono clausole già utili a normativa vigente, indipendentemente dall'esito del DDL.
Cosa fare in concreto
- Verificare i claim solidali già in uso: indicare importo o percentuale devoluta e beneficiario identificabile.
- Inserire nei contratti clausole di rendicontazione, audit e manleva, distinguendo le responsabilità dei soggetti coinvolti.
- Assicurare la riconoscibilità della comunicazione commerciale, in linea con le Linee guida AGCM/AGCOM e la Digital Chart IAP.
- Coordinare le campagne degli ETS con gli articoli 7 e 7-bis del Codice del Terzo settore.
- Monitorare l'iter dell'A.S. 1864: è opportuno valutare per tempo l'impatto sui modelli contrattuali, senza considerarne gli effetti come già operativi.
Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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