Terzo Settore

Vendite solidali e influencer: i nuovi obblighi di trasparenza

Una nuova disciplina interviene sulle vendite presentate come solidali e sulle campagne promosse dagli influencer. L'obiettivo è rendere trasparente quanta parte del prezzo arriva davvero alla causa benefica. Per aziende ed enti del Terzo settore cambiano gli obblighi informativi e contrattuali, con sanzioni fino a 50.000 euro in caso di violazione.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·18 giugno 2026 ·4 min

Il contesto

Le cosiddette vendite solidali, in cui l'acquisto di un prodotto viene associato a una donazione o a un sostegno a una causa benefica, sono da tempo uno strumento diffuso di marketing. Lo stesso vale per le campagne affidate agli influencer, che promuovono prodotti collegandoli a iniziative di beneficenza.

Il problema è la verificabilità. Spesso il consumatore non sa quanta parte del prezzo finisca effettivamente all'ente beneficiario, né con quali tempi e modalità. La nuova disciplina (riconducibile al disegno di legge A.S. 1864) interviene proprio su questo punto, imponendo obblighi di trasparenza e affidando il controllo all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm).

Inquadramento normativo

Le regole si collocano all'incrocio tra normativa consumeristica e disciplina del Terzo settore. Da un lato si rafforza la tutela del consumatore contro pratiche commerciali ingannevoli; dall'altro si definisce un quadro più chiaro per gli enti che ricevono i proventi delle iniziative solidali.

In concreto, chi promuove una vendita come benefica deve dichiarare in modo chiaro e accessibile alcune informazioni essenziali: l'ente destinatario delle somme, l'importo o la percentuale devoluta, e i tempi del versamento. L'indicazione deve comparire sull'etichetta del prodotto o nella comunicazione promozionale, comprese quelle diffuse dagli influencer sui canali social.

L'Agcm è il soggetto chiamato a vigilare e a irrogare le sanzioni, che possono arrivare fino a 50.000 euro. La disciplina coinvolge una platea ampia: aziende, influencer, organizzazioni non governative, enti del Terzo settore, università e fondazioni. La data di riferimento per l'applicazione è fissata al 16 giugno 2026.

Implicazioni pratiche

Per le aziende che usano la leva solidale, l'effetto principale è la responsabilizzazione. Non basta più dichiarare un generico sostegno a una causa: occorre indicare dati precisi e verificabili. L'informazione vaga o fuorviante può configurare una pratica commerciale scorretta, con esposizione sanzionatoria.

Per gli influencer cambia la natura del rapporto con il brand. Il contenuto promozionale che richiama una finalità benefica non è più solo un'attività di comunicazione: diventa veicolo di informazioni soggette a obblighi di legge. Chi diffonde il messaggio condivide il rischio di responsabilità se le informazioni sono inesatte.

Per gli enti beneficiari, infine, la trasparenza è anche un'opportunità reputazionale. Un flusso chiaro e documentato di proventi rafforza la fiducia di donatori e consumatori. Ma comporta la necessità di tracciare ricezione e destinazione delle somme.

Il punto più delicato riguarda i contratti. Gli accordi tra azienda, agenzia, influencer ed ente dovranno disciplinare con precisione chi dichiara cosa, chi versa le somme e in quali tempi, e come si ripartisce la responsabilità in caso di contestazione dell'Agcm.

Cosa fare in concreto

Una valutazione

La direzione è coerente con l'evoluzione del diritto dei consumatori e con la crescente attenzione verso la rendicontazione nel Terzo settore. Per chi opera con campagne solidali, l'adeguamento non è un mero adempimento formale: incide sulla struttura dei rapporti contrattuali e sulla gestione del rischio.

Consigliamo di affrontare la revisione in modo coordinato, coinvolgendo insieme le funzioni marketing, legale e amministrative, così da evitare disallineamenti tra ciò che viene comunicato e ciò che risulta dai contratti e dalla documentazione contabile.

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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