Condominio

Verbale d'assemblea agli assenti: serve il piano di riparto

Il Tribunale di Napoli ha chiarito che il verbale trasmesso ai condomini assenti deve includere il piano di riparto delle spese. In mancanza, la delibera è annullabile. La pronuncia rafforza l'obbligo di completezza informativa: senza i dati di ripartizione, l'assente non può valutare se impugnare. Un principio che incide sulla prassi degli amministratori.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·24 luglio 2026 ·4 min

Il caso

Un condomino assente all'assemblea riceve il verbale della riunione. Il documento riporta le decisioni adottate ma non il piano di riparto, cioè il prospetto che indica quanto ciascun condomino deve pagare in base ai millesimi. Il condomino impugna la delibera lamentando l'incompletezza della comunicazione.

Il Tribunale di Napoli gli dà ragione: il verbale privo del piano di riparto non consente all'assente di comprendere l'effettivo impatto economico della decisione. Di conseguenza, la delibera è annullabile.

Inquadramento normativo

L'art. 66 delle disposizioni di attuazione del codice civile impone che il verbale dell'assemblea sia comunicato ai condomini assenti. La finalità è precisa: consentire a chi non ha partecipato di conoscere quanto deliberato e, se lo ritiene, di impugnare entro il termine di trenta giorni previsto dall'art. 1137 cod. civ.

Questo termine decorre proprio dalla comunicazione del verbale. Ne discende che la comunicazione deve essere completa. Un verbale monco non fa decorrere validamente il termine e, soprattutto, non mette il condomino nelle condizioni di esercitare consapevolmente il proprio diritto di impugnazione.

L'art. 1130-bis cod. civ. disciplina inoltre il contenuto del rendiconto condominiale, richiedendo chiarezza e leggibilità dei dati contabili. Il piano di riparto è parte integrante di questa esigenza di trasparenza: senza il quadro delle quote a carico di ciascuno, l'informazione resa all'assente è parziale.

Implicazioni pratiche

Per l'amministratore la pronuncia significa un onere di diligenza più stringente. Non basta verbalizzare le decisioni: occorre allegare o riportare il criterio con cui le spese approvate vengono ripartite tra i condomini.

Per il condomino assente cambia la valutazione sull'impugnazione. Se riceve un verbale privo del piano di riparto, ha un argomento concreto per contestare la delibera. Il vizio non riguarda il merito della decisione, ma la modalità con cui gli è stata comunicata.

È utile precisare la differenza tra delibera nulla e delibera annullabile. La delibera annullabile produce effetti finché non viene impugnata nei termini; trascorsi i trenta giorni senza impugnazione, diventa definitiva. La nullità, invece, può essere fatta valere in qualsiasi momento. La sentenza napoletana colloca il vizio da verbale incompleto nell'area dell'annullabilità: il condomino deve quindi attivarsi tempestivamente.

Questo aspetto è decisivo. Chi riceve un verbale carente ma non impugna nei termini rischia di consolidare comunque la delibera. L'incompletezza della comunicazione può incidere sulla decorrenza del termine, ma affidarsi solo a questo argomento è imprudente.

Cosa fare in concreto

Una nota di metodo

La decisione conferma un orientamento coerente con la ratio della disciplina condominiale: le regole sulla comunicazione non sono formalismi, ma strumenti che garantiscono un diritto di difesa effettivo. Un verbale trasparente riduce il contenzioso e tutela sia il condominio sia il singolo condomino.

Consigliamo agli amministratori di rivedere i modelli di verbale in uso, integrandoli con la parte relativa alla ripartizione. Ai condomini suggeriamo di leggere con attenzione ogni comunicazione assembleare, ricordando che i termini di impugnazione sono brevi e perentori.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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