Vigilanza sul lavoro e algoritmi: cosa cambia per le imprese
L'attività ispettiva sul lavoro sta passando da un modello reattivo a uno predittivo: gli algoritmi orientano la selezione dei controlli. Ma il provvedimento resta un atto umano, motivato e impugnabile. Per le imprese cambia il modo in cui vengono selezionate, non le garanzie di difesa. Vediamo il quadro normativo e cosa fare in concreto.
Il contesto: dalla vigilanza reattiva a quella predittiva
Per anni l'attività ispettiva è stata prevalentemente reattiva: si interveniva su segnalazione, esposto o a seguito di infortunio. Oggi l'Ispettorato Nazionale del Lavoro integra strumenti di analisi dei dati per orientare i controlli in chiave preventiva, incrociando informazioni provenienti da banche dati contributive, comunicazioni obbligatorie e indicatori di rischio settoriale.
In pratica, l'algoritmo non decide la sanzione: aiuta a individuare dove è più probabile riscontrare irregolarità, così da concentrare le risorse ispettive. È un cambio di logica organizzativa, non un ridimensionamento delle tutele.
Inquadramento normativo
L'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) è stato istituito dal d.lgs. n. 149/2015, che ne definisce funzioni e organizzazione. I poteri di accertamento degli ispettori restano ancorati al d.lgs. n. 124/2004 e, sul versante della sicurezza, al d.lgs. n. 81/2008 (Testo Unico Salute e Sicurezza), che disciplina obblighi di prevenzione, valutazione dei rischi e responsabilità del datore di lavoro.
Sul piano del trattamento dei dati vanno considerati il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act). Qui serve una precisazione. L'art. 22 GDPR tutela l'individuo rispetto alle decisioni "basate unicamente su un trattamento automatizzato" che producano effetti giuridici. La profilazione impiegata per il *targeting* dei controlli — cioè per selezionare chi ispezionare — non coincide automaticamente con una decisione automatizzata sul singolo: l'accertamento e il provvedimento restano attribuiti all'ispettore. Diverso sarebbe il caso in cui l'esito algoritmico si traducesse, senza intervento umano, in una determinazione con effetti diretti sul destinatario.
Su questo terreno soccorrono i principi elaborati dalla giurisprudenza amministrativa in tema di algoritmo nella funzione pubblica (conoscibilità, non discriminazione, non esclusività della decisione automatizzata): l'atto amministrativo deve restare comprensibile, motivato e riconducibile a una responsabilità umana.
Implicazioni pratiche per l'impresa
Il principio centrale è duplice. Primo: l'algoritmo orienta ma non sostituisce l'ispettore. Secondo: il provvedimento finale — verbale, disposizione, prescrizione — rimane un atto umano, motivato e impugnabile secondo le regole ordinarie.
Per il datore di lavoro questo significa che le garanzie difensive non arretrano. Cambia però la probabilità di essere selezionati: un'impresa con anomalie nei dati (incongruenze tra organico dichiarato e comunicazioni, indicatori di rischio elevati nel settore) ha maggiori probabilità di finire nel perimetro dei controlli. La coerenza documentale diventa quindi un fattore di prevenzione, non solo di difesa.
È utile ricordare che, a seguito dell'accertamento, i termini per reagire sono ristretti. A titolo indicativo, il verbale unico di accertamento e notificazione ex art. 13 d.lgs. n. 124/2004 apre una fase in cui è possibile presentare scritti difensivi e osservazioni; nella materia della sicurezza opera inoltre la procedura di prescrizione ex artt. 20-21 d.lgs. n. 758/1994, con termini di adempimento e conseguenze penali specifiche *(termini e presupposti da verificare in relazione al singolo atto)*.
Cosa fare in concreto
- Verificate la coerenza documentale. Allineate organigramma, comunicazioni obbligatorie, libro unico e posizioni contributive: le incongruenze tra dati sono il primo elemento che un sistema di profilazione intercetta.
- Tenete aggiornato il DVR. Il Documento di Valutazione dei Rischi (ex d.lgs. 81/2008) deve riflettere l'organizzazione reale e le lavorazioni effettive, non una fotografia superata.
- Datate e archiviate le evidenze. Formazione, consegna DPI, sorveglianza sanitaria, manutenzioni: conservate prove tracciabili e datate, opponibili in caso di accertamento.
- Rispettate i termini. Data la brevità dei termini per osservazioni e adempimenti, è opportuno un tempestivo supporto tecnico-legale sin dalla notifica dell'atto.
- Chiedete conoscibilità. Se il controllo scaturisce da una selezione automatizzata, il criterio di selezione e l'atto conclusivo devono restare comprensibili e motivati: è un profilo valorizzabile in sede difensiva.
In sintesi
La vigilanza intelligente non introduce un "giudice-macchina". Sposta l'accento sulla prevenzione e sulla qualità dei dati aziendali. Chi tiene ordinata la propria documentazione riduce sia il rischio di selezione, sia l'esposizione in caso di controllo.
---
*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale.*
Ogni storia di lavoro ha i suoi tempi.
Se gestisci HR e vuoi un confronto su contenzioso, ispezioni o licenziamenti, scrivi allo studio. Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo.