Famiglia

Violenza in famiglia: le misure di protezione per le vittime

Chi subisce violenza dentro le mura domestiche non è privo di tutele. L'ordinamento prevede misure specifiche - dall'allontanamento dell'aggressore al braccialetto elettronico - pensate per interrompere la convivenza pericolosa e proteggere la vittima e i figli. Vediamo come funzionano e cosa fare quando la situazione degenera.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·14 agosto 2026 ·4 min

Il quadro: cosa prevede la legge

La violenza domestica non riguarda solo l'aggressione fisica. Comprende maltrattamenti, minacce, condotte persecutorie e coercizione psicologica all'interno del nucleo familiare o affettivo. Contro queste condotte l'ordinamento mette a disposizione strumenti che agiscono su due piani: quello penale, per punire l'autore, e quello cautelare, per proteggere subito chi è in pericolo.

Le misure di protezione sono in gran parte cautelari, cioè disposte dal giudice prima e a prescindere dalla condanna definitiva. Il presupposto è la sussistenza di indizi di reato e di un concreto pericolo per la vittima. Non serve attendere la fine del processo: la tutela deve essere immediata.

Inquadramento normativo

La misura centrale è l'allontanamento dalla casa familiare, prevista dall'art. 282-bis c.p.p. Il giudice ordina all'indagato di lasciare l'abitazione e gli vieta di rientrarvi senza autorizzazione. Alla stessa misura si può accompagnare il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima - casa, lavoro, scuola dei figli - con l'indicazione di una distanza minima da rispettare.

Per rendere effettivo il controllo, l'art. 275-bis c.p.p. consente l'applicazione del braccialetto elettronico: un dispositivo che segnala in tempo reale la posizione dell'obbligato e allerta le forze dell'ordine se le distanze vengono violate.

Infine, l'art. 387-bis c.p. punisce come reato autonomo la violazione degli ordini di allontanamento e del divieto di avvicinamento. Chi trasgredisce la misura non commette una semplice irregolarità: risponde penalmente, con possibilità di aggravamento cautelare fino alla custodia in carcere.

È importante ricordare che, nell'ambito dell'allontanamento, il giudice può anche imporre all'aggressore il versamento di un assegno periodico a favore delle persone che convivevano e che restano prive di mezzi. È una tutela economica pensata per evitare che la protezione fisica si traduca in indigenza per la vittima e i figli.

Cosa cambia in concreto

Per chi subisce violenza, queste misure significano una cosa precisa: la convivenza con l'aggressore può essere interrotta subito, senza dover essere la vittima a lasciare la propria casa. È l'autore delle condotte a doversene andare.

Il braccialetto elettronico aggiunge un livello di sicurezza reale, perché trasforma il divieto da carta a controllo attivo. E la previsione dell'assegno evita che la scelta di denunciare comporti un tracollo economico, soprattutto quando ci sono figli minori.

Sul piano dei tempi, le misure cautelari possono essere richieste e ottenute in poche settimane, talvolta in pochi giorni nei casi più gravi. Esistono anche strumenti d'urgenza attivabili dalle forze dell'ordine e dal pubblico ministero.

Un punto merita attenzione: la protezione penale e quella civile viaggiano su binari distinti ma coordinabili. Accanto al procedimento penale è possibile agire in sede civile per la separazione, l'affidamento dei figli e gli aspetti patrimoniali. Coordinare i due percorsi è spesso la strada più efficace.

Cosa fare in concreto

La scelta della misura e la sua concreta applicazione dipendono sempre dalle circostanze del singolo caso. Consigliamo di far esaminare la propria situazione da un professionista prima di intraprendere qualsiasi iniziativa.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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