Lavoro

Visita fiscale e assenza del lavoratore: cosa si rischia

Il lavoratore in malattia deve restare reperibile nelle fasce orarie fissate per i controlli medici. L'assenza ingiustificata durante la visita fiscale espone a perdita dell'indennità e a sanzioni disciplinari. Vediamo quando l'assenza è scusabile, quali documenti servono e come muoversi per evitare contestazioni.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·8 giugno 2026 ·4 min

Il quadro

Chi si assenta dal lavoro per malattia ha diritto a un trattamento economico, ma assume anche un obbligo preciso: rendersi reperibile per il controllo del medico fiscale, oggi affidato al Polo unico INPS.

Il controllo serve a verificare l'effettiva sussistenza della malattia. Per questo la legge prevede fasce orarie durante le quali il lavoratore deve trovarsi all'indirizzo comunicato. L'assenza non giustificata in quei momenti produce conseguenze sul piano economico e su quello disciplinare.

Inquadramento normativo

Le fasce di reperibilità sono distinte per settore. Per i lavoratori del settore privato sono fissate dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, tutti i giorni, festivi inclusi. Per i dipendenti pubblici l'orario è più ampio: dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.

Il regime sanzionatorio per l'assenza ingiustificata trova fondamento nell'art. 5 del d.l. 463/1983, convertito nella legge 638/1983. La norma prevede la perdita dell'indennità di malattia secondo una progressione: per i primi dieci giorni di malattia in caso di prima assenza al controllo; in misura pari alla metà per il periodo successivo, in caso di seconda assenza; con possibile perdita totale a partire dalla data della terza assenza.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 78/1988, ha chiarito che l'assenza al controllo può essere giustificata da motivi di forza maggiore o da situazioni che impongano la presenza altrove, purché documentabili. La condizione, dunque, non è automatica: occorre provare l'esistenza di una causa che rendeva impossibile o non esigibile la permanenza al domicilio.

Cosa cambia per il lavoratore

Sul piano pratico, l'assenza alla visita fiscale apre due fronti distinti.

Il primo è economico: l'INPS può sospendere o decurtare l'indennità nei termini visti sopra. Si tratta di una conseguenza che opera anche in presenza di malattia reale, perché ciò che viene sanzionato è la violazione dell'obbligo di reperibilità, non la simulazione della malattia.

Il secondo è disciplinare. Il datore di lavoro, informato dall'esito negativo del controllo, può avviare un procedimento disciplinare. La gravità della sanzione dipende dalle previsioni del contratto collettivo applicato e dalle circostanze concrete. In casi reiterati o particolarmente gravi non è escluso il licenziamento, sempre nel rispetto delle garanzie procedurali dell'art. 7 dello Statuto dei lavoratori.

Resta centrale il tema della giustificazione. Sono generalmente considerate valide le visite mediche o specialistiche non rinviabili, le terapie indifferibili e gli accertamenti d'urgenza. In questi casi l'assenza non è punibile, a condizione che il lavoratore sia in grado di provarla con documentazione.

Cosa fare in concreto

Una nota di metodo

La logica del sistema non è punire la malattia, ma garantire il controllo. Per questo consigliamo di trattare la reperibilità come un obbligo tecnico da rispettare con la stessa attenzione riservata al certificato medico. Un'uscita giustificata ma non documentata vale, agli occhi dell'INPS, quanto un'assenza ingiustificata.

Nei casi dubbi, soprattutto quando l'assenza dipende da esigenze di cura, una verifica preventiva della propria posizione consente di evitare conseguenze sproporzionate rispetto alla reale condizione di salute.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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