Visto di conformità e responsabilità del commercialista: cosa scrivere nella lettera d'incarico
Un orientamento della Cassazione tributaria ammette che il professionista incaricato del visto di conformità risponda delle sanzioni della società, anche senza gestirne la contabilità, quando abbia concorso all'illecito. Il tema riguarda anche la contrattualistica professionale: la lettera d'incarico è lo strumento per definire l'oggetto della prestazione e i suoi confini.
Il punto di partenza
Il visto di conformità è l'attestazione con cui un professionista abilitato certifica la corrispondenza dei dati esposti in dichiarazione alla documentazione e alle scritture contabili. Non è una mera formalità: da esso dipendono, tra l'altro, la compensazione di crediti oltre certe soglie e altri adempimenti a rilevanza fiscale.
La questione affrontata dalla giurisprudenza tributaria è se il professionista che appone il visto possa rispondere delle sanzioni irrogate alla società, pur non curandone la contabilità ordinaria. La risposta, secondo l'orientamento in commento, è affermativa a condizioni precise: non basta l'apposizione del visto, occorre un apporto concreto e consapevole all'illecito.
Inquadramento normativo
Il visto di conformità è disciplinato dall'art. 35 del D.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, che ne individua contenuto, soggetti abilitati e presupposti di rilascio (in particolare l'art. 35, comma 1, lett. a), sulla corrispondenza dei dati alle scritture contabili e alla documentazione).
Sul versante sanzionatorio rileva il D.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472. L'art. 9 disciplina il concorso di persone nella violazione: risponde chi ha contribuito, in modo autonomo e apprezzabile, alla realizzazione dell'illecito. L'art. 5 dello stesso decreto richiede poi la sussistenza dell'elemento soggettivo (dolo o colpa) in capo all'autore della violazione. Su questo profilo occorre prudenza: l'estensione della responsabilità al professionista non è automatica e presuppone la prova del suo effettivo contributo psicologico e materiale. Le qualificazioni dell'elemento soggettivo vanno lette alla luce del testo della singola pronuncia, che qui riportiamo come indirizzo interpretativo e non come massima consolidata.
Perché è un tema di contrattualistica
Il fulcro pratico è a monte del contenzioso: nella definizione dell'incarico. Chi appone il visto svolge una prestazione professionale che può essere autonoma rispetto alla tenuta della contabilità. Se la lettera d'incarico non chiarisce l'oggetto, i documenti su cui si fonda il visto e le responsabilità del cliente nel fornirli, il professionista rischia di vedersi attribuire un ruolo più ampio di quello effettivamente assunto.
La distinzione decisiva è tra estraneità formale alla contabilità e apporto concreto all'illecito. Il professionista che si limita a un controllo formale non risponde per ciò solo delle violazioni sostanziali della società. Ma se dispone di elementi che rivelano l'irregolarità e ciononostante rilascia il visto, la sua posizione cambia. La lettera d'incarico serve proprio a documentare i confini della verifica svolta.
Implicazioni pratiche
Per il commercialista incaricato del solo visto, il rischio non è teorico. In sede di contestazione, l'Agenzia delle Entrate e il giudice tributario valutano quali documenti il professionista aveva a disposizione e quale controllo era ragionevole attendersi. Un incarico generico, privo di tracciabilità delle verifiche, indebolisce la difesa.
Sul piano contrattuale, la prestazione di visto va tenuta distinta da consulenze fiscali più ampie. Confondere i piani espone il professionista a pretese risarcitorie del cliente e a contestazioni sanzionatorie di terzi.
Cosa fare in concreto
- Delimitate l'oggetto nella lettera d'incarico: specificate che la prestazione riguarda il visto di conformità sui dati risultanti dalla documentazione fornita, distinta dalla tenuta della contabilità.
- Costituite un fascicolo di lavoro: conservate i documenti esaminati e le verifiche effettuate, con data e riferimento all'attestazione rilasciata.
- Formalizzate per iscritto le richieste al cliente: integrazioni documentali, chiarimenti e segnalazioni di anomalie devono risultare da comunicazioni tracciabili.
- Sospendete il rilascio del visto quando la documentazione è incompleta o presenta incongruenze non risolte: annotate le ragioni della mancata apposizione.
- Verificate la copertura assicurativa: accertate che la polizza professionale contempli espressamente l'attività di rilascio del visto di conformità.
La qualità della documentazione dell'incarico e delle verifiche è il primo presidio difensivo. Consigliamo di rivedere i modelli di lettera d'incarico in uso, calibrandoli sul tipo di prestazione effettivamente resa.
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